Note storiche e geografiche

NOTE STORICHE

 

Il St. Luke’s Hospital è stato fondato nel 1940 dai Missionari Comboniani, inizialmente come servizio di maternità, essendo le problematiche ostetriche molto frequenti e di rilievo per la salute della popolazione. Nel frattempo aumentava però anche la necessità di altri servizi sanitari, così il centro, intorno al 1950,  ha ampliato la propria attività divenendo dispensario. Nel 1959 poi, vista la continua espansione delle attività del dispensario, i fondatori, assieme alla comunità locale hanno inoltrato presso le autorità del distretto richiesta di trasformare il dispensario in ospedale. La richiesta è stata accolta e il 13 maggio 1959 il centro è divenuto ufficialmente ospedale rurale. Inizialmente dipendente dalla diocesi di Arua, è poi  divenuto proprietà della diocesi di Nebbi, al momento della fondazione di quest’ultima  nel 1996.

Ad Angal hanno lavorato molti medici italiani, legati all’ONG “Medici con l’Africa CUAMM”. Il primo medico ugandese è arrivato nel 1987 e da allora molti se ne sono succeduti. Dal 1989 anche la responsabilità di Medical Superintendet è stata affidata a medici ugandesi.

Nel maggio 1998 infine anche le suore comboniane intaliane (Verona Sisters), hanno passato le consegne della parte amministrativa alla locale diocesi di Nebbi.

Non si è però interrotto lo stretto rapporto con diverse organizzazioni italiane, che tuttora garantiscono la sostenibilità finanziaria dell’ospedale: Amici di Angal,  Karacel, Verona Missionaries, CUAMM, oltre a numerosi donatori privati che hanno consentito e tuttora supportano la costruzione e il mantenimento dei diversi padiglioni dell’ospedale.

Anche il Governo Ugandese contribuisce in parte al finanziamento dell’ospedale attraverso la forma del “Conditional Grants” (finanziamenti dedicati a specifiche attività, principalmente nell’ambito della Primari Health Care)  e attraverso un “Credit Line”  stabilita presso il Joint Medical Store,  principale sede di rifornimento di farmaci e attrezzature sanitarie.

Il problema della sostenibilità finanziaria dell’ospedale rimane comunque tuttora aperto e il tentativo di affrontarlo, mantenendosi fedeli alla Mission (offrire un servizio sanitario dignitoso, accessibile anche ai più poveri) è una sfida quotidiana per i membri del Management Team.

 

COMUNITA’ E  TERRITORIO

 

Distretto: Nebbi

County: Padyere

Sub-County: Nyaravur

Parish: pamora

Village: Aluka

 

Vie di comunicazione: l’ospedale è situato a circa 3 km dalla strada principale che college Pakwach ad Arua, sulla via di Palombo. Dista circa 18 km da Nebbi, 100 da Arua, 450 da Kampala.

 

Il gruppo etnico principale è l’alur, così come la lingua maggiormente parlata. Una minoranza parla Swahili. Circa il 55% della popolazione parla inoltre inglese. L’attività economica principale è legata all’agricoltura-allevamento, ma anche la pesca è diffusa nelle zone adiacenti il lago Alberto.

 

Gli alimenti principalmente disponibili sono cassava (un tubero con scarso potere nutritivo, ma che è il cibo base della popolazione), fagioli, piselli, zucche. Il suolo non è particolarmente fertile e questo, unitamente all’irregolare distribuzione delle piogge rende la zona dipendenete, dal punto di vista alimentare, dall’acquitso di derrate da altre aree. Anche la coltivazione del cotone era diffusa e discretamente redditizia, grazie al commercio con la vicina Repubblica Democratica del Congo, ma attualmente questa attività è divenuta, per ragioni a voi tutti note, rischiosa e inaffidabile.

La popolazione è pertanto nel complesso povera, lo testimonia il fatto che il 50-55% dei pazienti fatica a pagare anche i ¾ dell’admission fee al termine di un ricovero di 2 settimane.

Ciononostante l’attenzione alla salute da parte della popolazione può essere considerata buona. Persistono però ancora alcune pratiche tradizionali talvolta dannose, soprattutto a carico dei bambini. Tra queste sono da ricordare in particolare le scarificazioni “terapeutiche”, l’uvulectomia e l’estrazione dei germi dentari. Tali pratiche, unite talora al ritardo nel rivolgersi alle strutture sanitarie, rende conto di alcuni dei casi più gravi che arrivano alla nostra osservazione.